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Kyo e Jitsu | Significato, interpretazione e trattamento

Kyo e Jitsu | Significato, interpretazione e trattamento
25 Agosto 2016 Arianna Bianchi
kyo e jitsu nel metodo masunaga

La percezione di kyo e jitsu nello shiatsu di Shizuto Masunaga

Libro: Zen per immagini di Shizuto MasunagaI termini kyo e jitsu si riferiscono al grado, qualità e intensità dell’energia che passa attraverso i meridiani. “Kyo” rappresenta una carenza di energia vitale, mentre “Jitsu” è la condizione opposta, in cui vi è un eccesso di energia.

Nello zen shiatsu di Shizuto Masunaga, le valutazioni di hara, della schiena, dei punti bo o dei punti yu, permettono di stabilire quali meridiani sono kyo e quali jitsu attraverso la palpazione dell’area o punto, in rapporto con i 12 meridiani.

La condizione di equilibrio e di salute si ha quando il corpo può correggere da solo piccoli squilibri. Questa condizione viene definita omeostasi, cioè la capacità del corpo di “autocurarsi”. Gli squilibri si hanno quando al corpo manca questa capacità.

In condizioni di normalità l’energia vitale fluisce attraverso i meridiani in modo uniforme e senza difficoltà. Tuttavia, dato che viviamo in un mondo relativo, esistono sempre delle distorsioni, poiché yin è sempre maggiore di yang o viceversa. Se vi è più energia che scorre in un particolare meridiano, ci deve essere proporzionalmente meno energia disponibile per gli altri meridiani. Lo scopo dello shiatsu è quello di minimizzare queste distorsioni.

Il modello kyo-jitsu è essenziale per la vita, esattamente come il modello yin-yang. Essi sono molto simili allo yin e allo yang, in quanto descrivono due tendenze opposte, non sono principi assoluti, bensì concetti relativi che non sono in sé né buoni né cattivi. La sola differenza sta nel fatto che kyo e jitsu descrivono la disponibilità, la condizione funzionale del ki, o energia vitale.

In condizioni di disequilibrio a causa di un non corretto funzionamento degli organi interni o di un eccessivo stimolo dall’esterno, l’energia vitale ristagna nei meridiani, incontrando difficoltà nel fluire attraverso di essi.
Se il ristagno non è grave e viene rimosso con facilità significa che la risposta energetica del ricevente è ancora forte e che quest’ultimo appartiene al tipo jitsu. Se invece la sua energia è esaurita al punto da aver portato una situazione fisica o mentale ad una stasi cronica, il ricevente appartiene al tipo kyo.

Yin e yang

Il kyo e il jitsu sono costantemente espressi nell’intero corpo, qualunque parte può essere descritta come avente un particolare grado di kyo e di jitsu e i meridiani possono avere diverse aree di relativo kyo o jitsu lungo i loro percorsi.

 Consiglio la lettura dei libri Zen per immagini e Zen shiatsu di Shizuto Masunaga per approfondire l’argomento.

Il significato:

Kyo denota una condizione di esaurimento dell’energia, trasmette una sensazione di vuoto e insoddisfazione, è situato in profondità, non evidente, nascosto, piatto, apatico. Rappresenta quindi, mentalmente, ciò che abbiamo scelto di ignorare o nascondere della nostra vita o che non vogliamo vedere. È ciò che non si esprime, che rimane nascosto, il dolore, l’insoddisfazione e la resistenza al cambiamento.
Jitsu al contrario denota una condizione di eccesso di energia, molto evidente. Rappresenta ciò che vogliamo mostrare di noi stessi, infatti è ciò che è visibile, dinamico, evidente e reattivo. È ciò che copre o che protegge con logica.

Per fare un esempio: dopo che è avvenuta un’azione è naturale che il corpo ritorni ad uno stato di quiete. Ma l’essere umano, che non si soddisfa facilmente, continua a pensare all’azione anche quando essa è stata compiuta. I disordini nel kyo e jitsu nascono perché l’azione occupa la nostra mente anche quando non la si sta eseguendo.

Se un desiderio (kyo) non è appagato dopo che l’azione per appagarlo è stata eseguita, si instaura un disordine nel ki che crea un irrigidimento (jitsu). Il jitsu è una risposta inadeguata a una carenza. Il jitsu è il sintomo, il kyo è la causa. Determinare kyo e jitsu e tutte le variabili sensazioni che essi creano nel corpo, rappresenta la miglior valutazione quando si vuole interpretare il linguaggio dell’energia.

Shiatsu - trattamento dei meridiani - kyo e jitsuIl trattamento:

Il principio chiave dello shiatsu di Masunaga sta nell’attenzione al kyo, infatti trattare il jitsu non dà risultati duraturi. Ci può essere un miglioramento immediato, ma poi il jitsu si riforma e manifestando sintomi ancora più forti di prima.
È come se una parte di noi si sacrificasse e si assumesse il peso della vita, per dare all’altra la possibilità di conoscersi e curarsi. Il jitsu è, quindi, una protezione davanti alle difficoltà della vita che non riusciamo a risolvere. È bene perciò, inizialmente, non tentare di togliere il jitsu perché significherebbe togliere le difese della persona.
Attraverso le nostre sensazioni che ci mettono in condizioni di sapere se l’energia della persona è debole, forte, fluente, pesante, bloccata etc e guardando attentamente la risposta al contatto del corpo del ricevente, possiamo diagnosticare le condizioni della persona in termini di energia (ki).

Non è facile individuare la zona kyo perché il corpo cerca sempre di nascondere il disequilibrio manifestandolo in una zona diversa ma collegata. Tuttavia, unendo ciò che sentiamo con il nostro tocco a ciò che avvertiamo intuitivamente possiamo individuarlo e trattarlo.
Con una mano esercitiamo sull’area kyo una pressione profonda e di sostegno. Il punto si rilassa e si apre attraverso una ferma, decisa, e allo stesso tempo gentile pressione. Se al contrario quest’ultima sarà troppo veloce o forte, l’area si contrarrà rapidamente a difesa delle sue debolezze.

Nel trattare il kyo (tonificazione) con una mano, con l’altra trattiamo e stimoliamo la zona jitsu (sedazione), è un lavoro mirato a smuovere l’energia in eccesso, creando movimento per spostare l’energia verso il kyo, compensandolo. Bisogna fare in modo che la mano sostenente (sul kyo) e la mano che lavora (sul jitsu) diventino “una”.

Masunaga lo chiama “due in uno” o “eco della vita”, cioè la percezione dell’unità.

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